Fondo patrimoniale comune

Il fondo patrimoniale comune ed il funzionamento della rete

Il fondo patrimoniale comune ha un ruolo centrale per chi “vuol fare sul serio”, costituisce la benzina stessa del funzionamento della rete in modo esplicito e definitivo.

Il fondo patrimoniale comune “dice” al mondo che le imprese fanno sul serio, e questa è “solo” una forma di comunicazione, quella che pesa meno ma che in modo inequivocabile dichiara apertamente l’impegno che un gruppo di aziende si trova a condividere in un progetto. E stiamo parlando solo della comunicazione, quella più inconsistente, scusatemi se è poco.

Molto di più che comunicazione

Il programma di rete dice come si muoverà questo (sparuto) gruppo di eroici imprenditori verso uno scopo comune, agendo “come un sol corpo” e andando dritti verso la meta. Lo possono fare agendo in modo autonomo (spendendo dei propri quattrini nelle proprie cose), ma se serve spendere dei soldi nel progetto di solito si punta a creare un fondo patrimoniale comune. É una sorta di “Cassa” da cui attingere per le attività della rete, che permette a tutti di assegnare una cifra per il funzionamento di una rete.

Come funziona?

Facciamo l’esempio di una rete composta da 10 imprese agricole

  • Hanno necessità di impiegare un mezzo agricolo (trattore), solitamente ogni impresa ha il suo mezzo;
  • Nella rete conviene dismettere i mezzi di proprietà acquistando un’unica macchina più performante.

Probabilmente ogni imprenditore singolo non avrebbe mai le forze (e forse nemmeno la necessità) di comprarsi una macchina simile, ma con lo sforzo condiviso ci si può permettere di spendere molto meno ma avere un mezzo che dà possibilità, rendimenti e tempi migliori.

Il fondo patrimoniale comune serve per realizzare il programma di rete

Infatti il fondo è destinato ad attuare il programma di rete ovvero al perseguimento degli obiettivi strategici di capacità innovativa ed innovazione propri del D. Lgs. 5/2009. Significa che ogni acquisto fatto in nome della rete va bene? Beh, se questo permette all’aumento della capacità competitiva e di innovazione questo è plausibile, purché si rimanga all’interno dei binari del programma di rete.

Quanti quattrini?

Va stabilito in fase di definizione del contratto, ovvero in sede di stesura vanno previsti la misura ed i criteri per stabilire i conferimenti di un futuro contraente che dovesse entrare in rete. Allo stesso modo va anche stabilito se esiste un conferimento periodico ed in che quantità e forma.

Ma non solo quattrini, i conferimenti possono essere anche “in natura” quindi in beni e servizi, se questi sono ritenuti necessari per gli scopi strategici della rete.

Quali le regole di gestione e quali i gestori

“Patti chiari, amicizia lunga” è un vecchio adagio che rende bene l’idea che con i quattrini (specie quelli degli altri) non si scherza. Chiaro che siano oggetto della max attenzione del legislatore. Nel contratto va definito chi si occupa di soldi, beni e sostanze della rete, quali strumenti e vincoli di azione deve avere, fino talvolta ad arrivare a definire addirittura i mezzi e/o altri dettagli tecnici.

Normalmente il soggetto scelto per amministrare il fondo comune è l’organo comune, ovvero il gruppo di persone identificato nel contratto allo scopo di amministrare di fatto la rete. Chi meglio dell’organo comune è in grado di identificare i migliori impieghi dei quattrini della rete? Non significa che debba necessariamente essere così, talvolta (ma sono rari casi) il fondo patrimoniale comune viene assegnato ad un ente terzo, che per le ragioni più varie è considerato la scelta adeguata per il buon funzionamento della rete.

All’interno delle regole di gestione svettano chiaramente le modalità per la realizzazione di investimenti ed uso dei beni comuni.

Il fondo patrimoniale comune è indivisibile

Significa che, qualora un retista decida di uscire dalla rete, egli non avrà mai titolo nè possibilità di chiedere lo scioglimento della rete e quindi la restituzione delle somme conferite, almeno fino a che non sia stata superata la durata del contratto di rete.

D’altra parte il fondo patrimoniale comune è una cassaforte, i creditori particolari delle singole imprese partecipanti alla rete non possono far valere i loro diritti sul fondo patrimoniale. Conseguenza: per le imprese partecipanti che decidano di convogliare dei quattrini nel fondo patrimoniale comune, quale che sia la propria operatività nella singola attività, non vedranno mai attaccare il fondo per le proprie inadempienze. D’altra parte va detto che tutte le operazioni fatte in nome e per conto della rete trovano una  responsabilità nell’organo comune e quindi incidono direttamente sul fondo patrimoniale comune se necessario, lasciando le mani delle singole imprese libere e quindi le stesse in posizione protetta e garantita.

Il fondo patrimoniale comune in sintesi

Spaventati dai troppi dettagli? Tutti questi pezzetti da affiancare l’uno all’altro possono sembrare una miriade di amenicoli che vanno ad appesantire il contratto, ma si vedano le cose sotto un’atra ottica: fino a che non si sarà sviluppata tra le imprese una forte fiducia questi saranno i vincoli e gli strumenti per garantire la governabilità della rete con regole che, se non sono le migliori, sono quantomeno condivise. Definire delle regole rigide (ma non troppo) all’inizio significa avere regole di comportamento molto chiare da porre in essere.

 

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